
«Chiudere gli occhi per vedere meglio»
Paul Gauguin
Dopo le mostre «A Due», «Parole in cammino», «Corpo ricorda» e «La Casa», che presentavano altri nuclei tematici alla base della Collezione «Puentes» di Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo, «Quella strana illusione dell’occhio»riunisce un’ottantina di opere attorno alla quinta colonna tematica di questa singolare raccolta d’arte: il sogno.
La mostra Scrivere la notte riunisce quattro artisti – Ulises Canales Sáenz, Serge Cantero, Massimo Nota e Lucien Simart – che condividono una posizione singolare nel panorama dell’arte contemporanea: una distanza naturale, talvolta istintiva, dai codici e dai rituali del sistema dell’arte.
Schivi, appartati, spesso refrattari alle dinamiche della visibilità, questi artisti sviluppano le loro pratiche in spazi di lavoro protetti, luoghi di concentrazione e di solitudine in cui l’immagine prende forma lontano dalle logiche produttive e spettacolari. È proprio in questi contesti che il gesto artistico si manifesta nella sua dimensione più necessaria e radicale.
Il progetto nasce da una serie di incontri avvenuti nel corso di viaggi e ricerche, nelle “tane” e nei rifugi di questi autori. In questi spazi si è rivelata una forma di fratellanza silenziosa, fondata su una stessa esigenza di libertà e su una comune fiducia nella forza primaria dell’immagine.
In continuità con la precedente esposizione di SIC12 artstudio Quella strana illusione dell’occhio, la mostra sposta l’attenzione dalla percezione alla costruzione del paesaggio: non più lo sguardo, ma il segno. Il disegno e la pittura diventano così forme di scrittura, capaci di tracciare mappe instabili e intime, vere e proprie cartografie mentali.
La notte non è qui semplicemente un tema, ma una condizione. Uno spazio interiore in cui i confini tra memoria, sogno e immaginazione si dissolvono, lasciando emergere immagini sospese, ambigue, spesso enigmatiche.
Le opere in mostra non rappresentano la notte: la attraversano. Ne registrano i movimenti, le apparizioni e le metamorfosi, costruendo un territorio comune in cui il segno si fa racconto e l’immagine diventa pensiero.
Scrivere la notte si configura così come un’esplorazione di questo spazio fragile e visionario, dove il gesto artistico si avvicina alla scrittura automatica, alla meditazione, talvolta all’ossessione.